Tra i tuoi progetti ce n’è uno molto particolare: il cortometraggio Noi cosa siamo, realizzato insieme a ragazzi con disabilità. Com’è nato e cosa ti ha lasciato quell’esperienza?
È nato grazie ad una mia cara amica, Annamaria Prisco, che aveva iniziato a lavorare in un’associazione chiamata Vita attiva. Una realtà che accompagna ragazzi con diverse disabilità in un percorso di autonomia, organizzando attività e week end in cui imparano a vivere insieme con il supporto di alcuni tutor. Ho iniziato ad andare a trovarli nel fine settimana.
La mia amica Annamaria mi ha poi proposto di realizzare un cortometraggio. Non mi sentivo pronta. Così ho semplicemente conosciuto quei ragazzi a poco a poco. Abbiamo trascorso tanti week end insieme. Erano divertentissimi. Ognuno aveva la propria storia, le proprie passioni e le proprie particolarità. Più li conoscevo, più prendevo appunti.
Da lì è nata la sceneggiatura. Leggendola insieme, loro si riconoscevano nei personaggi, perché, in fondo, stavano raccontando proprio le loro vite. Poi sono iniziate le riprese. Abbiamo avuto anche un imprevisto: il giorno prima ci fu una forte scossa di terremoto e molti genitori erano preoccupati all’idea di farli partecipare. Ma furono proprio i ragazzi a voler esserci a tutti i costi. È stata la prima volta in cui ho deciso di correre un rischio, provando a fare qualcosa per cui sentivo di non avere ancora tutti gli strumenti e le competenze tecniche. Proprio per questo mi sono affidata a Elio Di Pace che, oltre ad essere un carissimo amico, è un direttore della fotografia e un operatore straordinario. Si è creata una bellissima comunione di intenti e credo che sia stato proprio questo a permettermi di affrontare quella sfida con serenità.
(da “Greta Domenica Esposito: nomade stanziale” – intervista di Flavia Sara De Simone su XXI SECOLO – 26 GIUGNO 2026)
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